Otto marzo: per un futuro di Pari Opportunità

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La parità tra donne e uomini costituisce un diritto fondamentale, un valore, e in occasione dell’8 marzo dobbiamo ricordarlo con forza. Molte donne raggiungono oggi i più alti livelli d’istruzione, entrano nel mercato del lavoro e assumono ruoli decisionali; tuttavia le disuguaglianze permangono.

In Italia trovare un lavoro per una donna è più difficile che altrove, e il meridione si configura come la parte d’Europa nella quale le donne hanno in assoluto minori opportunità di ingresso nel mondo del lavoro. Una volta inserite, le difficoltà per accedere alle posizioni di vertice appaiono insormontabili. Nonostante le donne risultino essere più brave dei colleghi maschi nel percorso scolastico e universitario, con voti in media più alti, nel lavoro le competenze contano relativamente, conta, però, il genere. L’incidenza delle donne nel mondo del lavoro, infatti, si riduce drasticamente al crescere delle responsabilità aziendali. Il cosiddetto “soffitto di cristallo”, quell’invisibile barriera che tiene le donne lontane dai vertici organizzativi, è spesso il risultato di sottili meccanismi di discriminazione che vedono innanzitutto nella maternità il primo aspetto penalizzante nel progresso di carriera. Gli stereotipi, inoltre, assegnano alle donne prevalentemente capacità emotivo-relazionali, escludendo quasi completamente capacità di leadership e autorevolezza, considerate innate e caratterizzanti il genere maschile.

Anche per quanto riguarda la retribuzione, i dati mostrano una significativa differenza tra donne e uomini. In Europa il differenziale retributivo di genere, cioè la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne nell’intera economia, è del 16,4%[1]. In Italia il differenziale retributivo uomo donna si attesta su una media del 23% con un’oscillazione che va da un minimo del 15% ad oltre il 40% per le libere professioni ed i ruoli dirigenziali e di alta responsabilità, e riguarda tutti i settori, le professioni, le zone del paese.[2] I trattati dell’Unione Europea sanciscono il principio della parità retributiva per uno stesso lavoro, a tal riguardo l’Italia presenta un divario di genere migliore rispetto a tanti altri paesi europei, a questo però non equivale un medesimo livello di parità di genere nell’occupazione.  Dopo anni di inazione da parte dei governi nazionali, è giunto il momento di far diventare la parità salariale una realtà per tutte le donne in Europa.

Nel corso degli anni è avvenuta una graduale evoluzione verso la tutela delle pari opportunità; si è intrapreso un lungo e faticoso cammino verso la promozione della parità finalizzato soprattutto al miglioramento della condizione della donna nei luoghi di lavoro. Dall’analisi dei dati, tuttavia, emerge quanta strada ci sia ancora da percorrere. In tale contesto, appare essenziale promuovere misure specifiche volte a eliminare e prevenire ogni forma di discriminazione; altrettanto fondamentale è creare informazione e consapevolezza circa i diritti, strutturando una più forte azione a favore della cultura di parità. Uguaglianza di opportunità e crescita occupazionale sono quindi ambiti primari di intervento. Promuovere la parità tra donne e uomini nella vita lavorativa significa guardare al futuro con particolare attenzione alle politiche di conciliazione, in direzione di una più equa distribuzione dei ruoli tra donne e uomini all’interno della famiglia e dell’adozione di una prospettiva più ampia che vada dall’armonizzazione dei tempi di lavoro, cura e formazione, alla promozione di azioni positive per la flessibilità.

Ciò che ci auguriamo è che donne e uomini riescano a cogliere l’importanza e i vantaggi di una società più equa e contribuiscano, in tal modo, a diminuire effettivamente le disparità ancora oggi esistenti a livello lavorativo: solo compiendo questo piccolo grande passo si potrà veramente realizzare un futuro di pari opportunità per tutti.

[1] Colmare il divario retributivo di genere nell’Unione europea, Commissione europea – Direzione generale della Giustizia, 2014

[2] Esiste un differenziale retributivo di genere in Italia? Il lavoro femminile tra discriminazioni e diritto alla parità di trattamento, ISFOL