“Non una battaglia del singolo, ma un impegno collettivo” Angela Davis a Roma Tre

Cattura DavisAngela Davis, paladina del movimento americano per la difesa dei diritti civili, era oggi, lunedì 14 marzo, a Roma per la sua prima volta: è stata invitata dall’Università degli studi di Roma Tre per tenere una lezione dal titolo “‘The meaning of white supremacy today”.

L’esistenza della studiosa afro-americana è costellata di episodi duri e drammatici. Un’infanzia trascorsa nella segregazione dell’Alabama, tra pregiudizi e prepotenze. La dura detenzione in carcere con l’accusa di terrorismo. L’isolamento nel corso dei due anni passati nel penitenziario.

Proprio dalla prigione la Davis scrisse alcune delle pagine più celebri della contestazione statunitense, tanto da meritare tre canzoni in suo onore che vengono ricordate nel corso dell’introduzione dal Rettore: Angela del Quartetto Cetra, Angela di John Lennon e Yoko Ono, e Sweet Black Angel dei Rolling Stones. In favore di Angela vi fu una vera e propria mobilitazione: sorsero, in tutto il mondo, movimenti che reclamavano la sua liberazione. Scagionata dalle accuse, ricominciò la sua lotta per i diritti civili dei neri e delle donne. Oggi Angela insegna Storia della Coscienza all’Università della California Santa Cruz, dove dirige il Women Institute.

Angela Davis, leggendaria attivista, viene accolta nell’Aula Magna di Lettere e Filosofia dell’Università Roma Tre. Angela intelligente, coraggiosa e combattente guarda, visibilmente emozionata, l’aula gremita di gente; di fronte a lei si erge un pubblico di giovani studenti che attende impaziente di ascoltare le sue parole, le sue e di nessun altro. Dopo una breve introduzione del Rettore, infatti, la parola, su caloroso invito del pubblico trepidante, passa subito ad Angela, che parlerà per tre ore di seguito, senza che nessuno osi chiedere una seppur piccola pausa. È un’occasione unica e nessuno vuole sprecare tempo. La voce di Angela è una testimonianza viva e forte di tutte quelle lotte per i diritti individuali e collettivi per cui ancora oggi si combatte. Molti degli studenti che affollano la sala sono giovanissimi, nonostante ciò conoscono Angela, conoscono le sue lotte per i diritti civili e sono lì, in piedi, per lei. Angela si sente profondamente commossa per tutto questo affetto, forse un po’ inaspettato. Inizia il suo intervento ringraziando tutto il pubblico per poi passare ad affrontare il tema cardine dell’incontro: le nuove modalità di segregazione raziale e di genere.

Parla del carcere come luogo di detenzione e non di riabilitazione. Poco prima il Rettore, il Professor Mario Panizza, aveva citato il libro “Abolire le prigioni” di Luigi Manconi in cui si espone l’idea di un mondo senza sbarre, senza reticolati, senza celle, senza detenzione. La Davis conosce bene il carcere, vi ha passato due anni con l’accusa di terrorismo e oggi la situazione all’interno dei penitenziari americani non è affatto migliorata. I detenuti vengono spesso usati e sfruttati come manodopera a basso costo. Le carceri statunitensi sono piene e il numero dei detenuti non fa che aumentare. Le periferie americane, in cui abita un’alta percentuale di neri, si configurano come veri e propri enclave di violenza. Questo è dovuto al fatto che la segregazione raziale non è stata affatto risolta. Angela si sofferma sull’idea che la questione raziale in America sia ancora ben lontana dall’essere superata. Il razzismo è infatti ancora esteso e non solo in America. L’Europa, dice, sta iniziando solo adesso, con i muri contro i migranti, a fare davvero i conti con il razzismo. Angela parla anche delle donne e riporta un dato allarmante: un terzo delle donne incarcerate nel mondo si trova nelle carceri americane ed è nera. L’intervento della Davis tocca anche il tema del femminismo. Il femminismo è cambiato, dice la Davis: non c’è un solo femminismo, ce ne sono tanti. Per raggiungere veramente una parità di genere per tutte le donne, però, è necessario che il femminismo bianco e quello nero, quello afroamericano, comunichino tra loro e facciano un fronte unico e comune.

Quello che Angela invita a fare è guardare oltre: è arrivato il momento di ricominciare a immaginare un mondo diverso da quello in cui ora viviamo, un mondo che dia una voce a tutti, che dia diritti e opportunità. Il primo passo da compiere è dunque quello di affermare pienamente i diritti di cittadinanza e per farlo è necessaria una mobilitazione collettiva. Angela spiega, infatti, i rischi connessi all’individualismo e sostiene con forza l’idea secondo la quale è indispensabile far convergere tutte le lotte verso un fronte comune, verso obiettivi collettivi e condivisi. La Davis ci ricorda che le divisioni possano essere superate solamente se si rimane uniti, concretizzando un unico disegno di lotta comune, che comprenda e rispetti al suo interno tutte le differenze e le identità. Solo insieme si può costruire una società più giusta; una società per tutti.

(Ilaria Marchetti)