L’8 marzo con i seminari di Storia dei paesi  islamici

In occasione della festa internazionale della donna il Dipartimento di Studi Umanistici accoglie, all’interno del corso di Storia della civiltà islamica (piano terreno via Ostiense 236 aula 20, ore 15- 17), una lezione dedicata alla storia delle donne in contesti islamici. Gli studenti avranno il piacere di ascoltare Leila Karami,  iraniana di Teheran,  dottoressa di ricerca al dipartimento di Studi orientali dell’Università “La Sapienza” di Roma; Leila Karami si occupa di studi di genere e di teologia femminile dell’Islam e più specificamente della storia delle donne in contesti musulmani e nel corso dell’incontro  presenterà  la sua esperienza  di studiosa, a partire dal libro di cui è curatrice insieme a Biacamaria Scarcia Amoretti sul protagonismo delle donne musulmane.

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Il protagonismo delle donne in terra d’islam

appunti per una lettura storico-politica

a cura di   Leila Karami,  Biancamaria Scarcia Amoretti

EDIESSE , dicembre 2015

 

 

 

 

Un eccentrico «testo di storia», che parte dalla centralità della realtà delle donne nel mondo musulmano. Mondo musulmano che non è certo un tutto unitario. Il movimento emancipatorio delle donne per i diritti nell’ambito famigliare e sociale, il «femminismo di Stato», il «femminismo islamico», sono fenomeni trasversali a questo mondo vastissimo, ma vanno collocati in contesti storici e geografici molto diversi tra loro. Le storie dei singoli paesi – i cui confini sono sempre mutati, dalla stagione degli Imperi al periodo coloniale e post coloniale – si assomigliano e si diversificano, dall’Egitto alla Siria, al Maghreb; altri sono casi a sé, come, per diverse ragioni, la Palestina, la Turchia, l’Iran; altri ancora vivono drammi senza fine, come l’Iraq, l’Afghanistan, la Somalia, e sono attraversati da contraddizioni profonde, come il Pakistan e la Penisola araba, fino a casi ancora poco conosciuti come l’Indonesia. Queste diverse storie vengono ricostruite intrecciandole con le condizioni di vita e il protagonismo delle donne, ma non senza aver prima illustrato l’islam, i suoi testi, la sua storia, le divisioni religiose. Oggi la situazione è drammatica, ma, secondo le autrici, sarebbe sviante credere che ciò non renda ancor più combattivo e propositivo il protagonismo delle donne musulmane che questo libro vuole illustrare; un libro basato su un ascolto diretto della voce delle donne del mondo musulmano, perché «la voce dell’altra va presa sul serio, quale premessa alla richiesta che la propria voce venga ascoltata»