Empowerment femminile: oltre i confini del presente

Il CUG di Roma Tre organizza per il 7 marzo 2019 dalle 14.30 alle 18.30 un convegno sul tema dell’Empowerment Femminile presso l’Aula Magna del Rettorato.

Locandina dell’evento

In vista dell’8 marzo ogni anno si ridiscute di come superare il “soffitto di cristallo” e come agire per contrastare la violenza che spesso si esercita sul corpo femminile. Le disparità sono profonde: da una ricerca pubblicata su Nature a gennaio 2019, risulta che dopo aver conseguito il dottorato del 2017 negli Stati Uniti, i ricercatori uomini percepiscono uno stipendio di 18.000 dollari più alto rispetto alle donne, sebbene il divario si stia riducendo.

Questo incontro ha l’obiettivo di suggerire delle proposte per contribuire a superare l’attuale stato di cose. Le donne hanno le capacità e la forza di difendersi da sole e di credere nel loro valore. Eppure l’empowerment femminile esiste solo se passa per una trasformazione della società nel suo insieme. 

Nel maggio del 2016, Sara Di Pietrantonio, una studentessa di Roma Tre è stata aggredita, uccisa e il suo corpo è stato dato alle fiamme dal suo ex fidanzato. Come in tanti altri casi simili, la violenza è scattata all’interno di un ambiente affettivo, di consuetudine, di intimità. La violenza si esercita soprattutto quando esiste un legame forte. Oltre a condannare fermamente, il nostro interesse è orientato anche a chiedersi le ragioni di fatti del genere per eliminarne le cause. 

L’università è un luogo dove si fa ricerca. La nostra stella polare è la conoscenza: una conoscenza che ci porti a vivere meglio e più profondamente il nostro tempo, ad agire sulla nostra storia e sui nostri comportamenti. Vogliamo trasformare il presente, non solo comprenderlo.

Per farlo ci domandiamo come possiamo mobilitare tutte le forze della società e imparare a riconoscere che la violenza si esercita e si annida anche dove nessuno vorrebbe cercarla? Qual è l’origine della nostra incapacità di accettare veramente la presenza concreta dell’altro nelle nostre vite?  

Dobbiamo partire da noi. Ce lo insegna tutta la storia del femminismo: solo interrogando chi siamo possiamo diventare altro e costruire una collettività equa, libera, solidale. Ogni disparità, ogni limitazione del benessere e della libertà delle persone è una forma di violenza che deve essere contrastata attivamente con pratiche positive che la riconoscano e siano capaci di disinnescarla, prima che agisca in maniera irreparabile. Noi del CUG siamo impegnati anche nel nostro posto di studio e lavoro nel compito di contrasto a ogni forma di discriminazione e di sostegno al benessere lavorativo. Questo evento è stato organizzato come un atto concreto per cercare risposte collettive alla domanda su cosa possiamo fare tutti, uomini e donne, per avversare tutte le forme di violenza, anche quelle più subdole e sottili dentro e fuori dal nostro ateneo.  

Come può una politica che voglia favorire la consapevolezza della forza del femminile essere capace di contrastare tutte le forme di prevaricazione e stigmatizzazione delle differenze come categorizzazioni negative, pregiudiziali o denigratorie? Che si tratti di un immigrato, sia si tratti di un collega, un amico, un conoscente con il quale o con la quale siamo in conflitto, sia si tratti di un emarginato sofferente e aggressivo, cosa ci dà il diritto di non riconoscerne e rispettarne la soggettività? La differenza non è forse una ricchezza, una variazione positiva e creativa del molteplice darsi dell’umanità? L’inclusione dell’altro nel discorso come un attore che ha diritto di partecipare alla realizzazione dell’ambiente in cui viviamo non è anche la condizione di possibilità di una società nella quale tutte e tutti abbiano desiderio di vivere?

L’empatia e l’alleanza dei corpi sono le sole forze che abbiamo per contrastare la violenza, l’ingiustizia, ogni forma di discriminazione. L’altro siamo sempre e solo noi riflessi nello specchio.

Locandina dell’evento